Quali sono gli effetti dei bias cognitivi sulla percezione della comunicazione?

Quali sono gli effetti dei bias cognitivi sulla percezione della comunicazione?

Nei nostri processi decisionali e nel valutare ciò che leggiamo e ascoltiamo ogni giorno, ciascuno di noi utilizza scorciatoie mentali e compie degli errori sistematici. Quale influenza hanno i bias cognitivi nelle nostre decisioni e nelle nostre scelte?

Uno degli esempi di bias cognitivi diventato ormai un classico è il bandwagon effect, ovvero la tendenza a compiere un’azione a seguito dell'osservazione del comportamento di (molte) altre persone. In italiano si può tradurre come effetto carrozzone ed è importante anche per lo studio delle sottoculture. Funziona addirittura se leggiamo un’informazione che contiene questo bias solamente scritta (quindi senza osservare direttamente il comportamento di altri soggetti). 

Un altro bias che incontri ogni giorno? Il Dunning–Kruger effect, ovvero la tendenza delle persone poco esperte in un settore a ritenersi superiori agli altri e, al contrario, quella delle persone capaci di sottostimare le proprie competenze. Troviamo sicuramente molte persone che subiscono l'effetto di questo bias nella nostra vita lavorativa. 

Cosa sono i bias cognitivi?

Rispondiamo a questa domanda con una definizione breve di bias cognitivi, ovvero: errori sistematici di valutazione e creazione di un giudizio che non corrisponde alla realtà. Vediamo in dettaglio cosa significa.

Gli errori sistematici possono essere visti come delle scorciatoie poco efficaci che il nostro cervello utilizza per risparmiare risorse. Si possono trattare i bias cognitivi come una forma di adattamento del nostro cervello, i quali hanno effetti sul ragionamento e sul comportamento.

Quanti bias cognitivi esistono?

Più di 100. In psicologia ed economia comportamentale si individuano sempre bias cognitivi nuovi grazie allo studio del comportamento delle persone. Wikipedia fornisce una mappa dei bias cognitivi più diffusi molto comoda da consulare, che puoi anche stampare. 

bias cognitivi esempi

 

Una piccola curiosità sulla pronuncia della parola “bias”. Si sentono diversi modi di pronunciare questa parola, dal momento che alcuni italianizzano il termine. La risposta corretta sulla pronuncia la fornisce, ad esempio, il canale Pronunciation Accademy (si pronuncia "bàiës"). 

I bias cognitivi si possono trattare come una conseguenza dell’utilizzo di un’euristica. Cosa significa questo? Analizziamo questo concetto.

Cosa sono le euristiche?

Euristica, in generale, è definita da Treccani come:

Aspetto del metodo scientifico che comprende un insieme di strategie, tecniche e procedimenti inventivi per ricercare un argomento, un concetto o una teoria adeguati a risolvere un problema dato.

In psicologia le euristiche si possono definire come delle strade rapide che seguiamo per affrontare determinati problemi. Quando un’euristica compie un’imprecisione, un errore, ci troviamo di fronte a un bias cognitivo. Gli studi più celebri sulle euristiche sono stati condotti il secolo scorso dagli psicologi Tversky e Kahneman, quest’ultimo premio nobel per l’economia nel 2002.

Leggi anche: Perché lo scarcity bias non sempre ha gli effetti desiderati?

Gli effetti dei bias cognitivi sulla comunicazione

Torniamo alla domanda iniziale e analizziamo come i bias, inseriti nella comunicazione alla quale siamo soggetti ogni giono, influenzano il nostro pensiero e le nostre decisioni.

Effetto primacy e recency

L’effetto primacy consiste nel ricordare maggiormente ciò che accade nei primi istanti di una qualsiasi esperienza; l’effetto recency invece a ricordare ciò che avviene alla fine. Sono due bias dagli effetti molto evidenti.

Qualche esempio? Prova a immaginare il cameriere mentre legge il menù del giorno: le scelte solitamente si concentrano sui primi e gli ultimi piatti presentati (e questo può essere sfruttato dai ristoranti per vendere determinate proposte!). Altri esempi possono essere: un rapporto interpersonale o la visione di un film.

Gli studi sull’effetto primacy risalgono al secolo scorso e hanno stabilito che quando l’attenzione è massima si registra la più alta memorizzazione.

Contestualizziamo questi effetti al periodo storico e osserva la differenza nel comunicare, ad esempio:

  1. 2.000 deceduti, 1.100 guariti, nuovi risultati ottimistici per una cura e un totale di 41.000 contagi
  2. 1.100 guariti, 2.000 deceduti e 38.0000 contagi attuali e nuovi risultati ottimistici per una cura.

La seconda versione di comunicazione inizia e finisce con dei dati positivi, per questo motivo la tendenza sarà quella di avere una percezione più positiva della notizia. I risultati sono affascinanti perché ad essere modificato è solo l'ordine di presentazione degli elementi. 

bias cognitivi primacy

Grafico che rappresenta l'effetto primacy e recency.

L’effetto framing e il problema della malattia asiatica

Quanto si modifica la nostra percezione a seconda di come viene comunicata la stessa notizia?

Per effetto framing si intende il diverso impatto che hanno le informazioni se presentate in modi differenti. Ad ogni frame (cornici) sono associati comportamenti diversi.

L'espressione framing effect viene attribuita al sociologo Erving Goffman, che ha elaborato anche il concetto di “vita quotidiana come rappresentazione". Il suo libro dal titolo “Fame analysis: An essay on the organization of experience” è datato 1974.

L’esperimento celebre del “problema della malattia asiatica” condotto dagli psicologi Kahneman e Tversky ha dimostrato come le persone preferiscono le opzioni presentate in modo positivo.

Nel dettaglio, il test effettuato dagli psicologi mostrava a due gruppi di persone i seguenti scenari:

“Immagina che tu debba scegliere uno tra questi due programmi per fronteggiare una malattia, quale programma sceglieresti?”

  1. Programma A: si salveranno 200 persone
  2. Programma B: 1/3 di probabilità di salvare 600 persone e 2/3 di probabilità che nessuno si salvi.

I risultati mostrarono come le scelte furono maggiori nel caso dello scenario positivo (72% al programma A).

A un secondo gruppo di persone vennero proposti i seguenti programmi:

  1. Programma C: probabilità di non salvare 400 persone
  2. Programma D: 1/3 di probabilità che nessuno muoia e 2/3 di probabilità che tutti muoiano.
Del secondo gruppo il 78% delle persone scelsero il programma D.

Nota come il programma A e C, come i programmi B e D, sono assolutamente identici. Tuttavia il test condotto dai due psicologi ha dimostrato come la modalità di presentazione dei dati e la focalizzazione su aspetti positivi influenza il potere decisionale.

In questo periodo, avere un’attenzione al modo in cui si presentano le informazioni può avere un grandissimo effetto sui comportamenti delle persone, come dimostrano i risultati.

bias cognitivi Kahneman

Il premio Nobel Daniel Kahneman (fonte immagine)

L’utilizzo di grafici e l'impatto sul risparmio

L’ultimo punto che affrontiamo non è un vero e proprio bias, ma una conseguenza del modo di presentare le informazioni. Abbiamo già evidenziato l'importanza di ottimizzare i visual in un nostro video.

Studi in ambito bancario, ad esempio, hanno mostrato che mostrare il simbolo di una moneta o un barattolo che si riempie, al contrario di una condizione standard dove viene visualizzato solo un numero, ha l’effetto di far risparmiare di più le persone (ti consigliamo la ricerca di Akbas, Ariely e Weber che trovi nei riferimenti bibliografici qui sotto).

Inoltre, l'uso dei grafici ha un fortissimo impatto sulla percezione delle informazioni. Presentare dati con questa modalità ha un effetto sulla memorizzazione molto elevato. 

In un periodo non facile per la sanità, l’economia e la politica mondiale a causa del Coronavirus è bene essere consapevoli delle decine di bias cognitivi ai quali siamo soggetti e agli effetti che hanno sul nostro processo decisionale.

Riferimenti bibliografici e i libri sui bias cognitivi che ti consigliamo:

  • Akbas, M., Ariely, D., Robalino, D., & Weber, M. (2014). How to help informal workers to save: Evidence from a field experiment in Kenya. Duke University, Durham, NC.
  • Cialdini, R. B. (2010). Le armi della persuasione. Giunti Editore.
  • Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Edizioni Mondadori.
  • Tversky, A., & Kahneman, D. (1981). The framing of decisions and the psychology of choice. science, 211(4481), 453-458.

Pubblicato il: 20/03/2020

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